Nuovi prototipi di appendino firmati Nazena

Feb 18, 2020 | News

Le grucce per appendere gli abiti sembrano non bastare mai. In albergo spesso ne chiediamo extra ma appena compriamo un abito le buttiamo nel cestino. E se fossero grucce sostenibili?

Dopo aver messo al bando le cannucce di plastica negli scorsi mesi, l’opinione pubblica ha iniziato a mettere sotto la lente di ingrandimento proprio le grucce, facendole divenire anche loro simbolo di uno spreco che non possiamo più permetterci. Le statistiche confermano che vengono gettati nella raccolta indifferenziata miliardi di appendini. Basti pensare che la maggior parte delle volte gli abiti arrivano nei punti vendita già forniti di grucce ma che queste vengono spesso scartate ancor prima che il capo sia esposto.

Per queste ragioni nelle ultime settimane abbiamo deciso di dedicarci allo sviluppo di una gruccia sostenibile, che segua i principi e la vision Nazena sulla riduzione degli imballaggi in plastica.

Ed ecco quindi i nostri appendini “particolari”, che non sono di plastica, non sono di ferro e non sono di legno… ma sono degli ex-jeans che dovevano finire all’ecocentro!

Le grucce Nazena saranno in un materiale alternativo, totalmente rigenerato, disponibile in vari formati, colori e misure (perché del resto per ogni abito c’è il giusto appendino). Personalizzabili per un armadio vivace ed eclettico, potranno essere fatti dei vostri ex-jeans, o perché no, potrebbero essere la vostra vecchia maglia preferita che purtroppo si è scolorita e non vi sentite più di indossare… Non è bello pensare che possa diventare uno stupendo appendino di ritorno dentro al vostro armadio?!

La cosa che più ci piace pensare pensare però è che questi appendini rigenerati non solo avranno le stesse funzionalità dei loro colleghi in plastica, ferro e legno.. ma avranno una caratteristica in più: essere biodegradabili!!

Quali tipologie di appendini sono presenti sul mercato?

Fondamentali per stirerie e negozi di abbigliamento, indispensabili per i nostri armadi, a seconda del materiale utilizzato, si possono osservare tre principali forme. Quella a filo di ferro a forma di triangolo, in legno, che nell’aspetto ricorda un boomerang, e in plastica la forma più utilizzata… o perché no, prossimamente in tessuto recuperato con il logo Nazena!

E quali sono le grucce sostenibili?

Alcuni grandi marchi della moda si sono già mobilitati per creare grucce più sostenibili: per portare alcuni esempi, ve ne sono alcune in legno liquido, sviluppati da Pmp srl di San Polo di Piave per Benetton, o quelle di Zara che le utilizza prevalentemente in legno. Stella McCartney invece sta testando modelli in carta e cartone.

Certo è vero che uno dei grossi problemi è il bassissimo costo degli appendini: i negozi preferiscono, infatti, darle al cliente o buttarle via piuttosto che inserirle nel circolo di riciclo, che costituirebbe un costo aggiuntivo.

Secondo Arch & Hook, un brand che si occupa della produzione di appendiabiti realizzati con materiali sostenibili, l’85% delle grucce usate nel mondo della moda finisce in discarica, rendendo pressoché impossibile riciclarne la plastica.

Ma come e dove nascono i primi appendini?

La storia della gruccia risale al XIX secolo, e si narra che fu proprio Thomas Jefferson (1743 – 1826) presidente degli Stati Uniti d’America ad inventare il primo prototipo del gancio di legno per vestiti.
A passare alla storia è però un disegnatore di paralumi, Albert Parkhouse: egli lavora in una azienda del Michigan, la Wire Timberlake & Novelty Company, ed è abituato a soddisfare le richieste dei clienti più stravaganti. Quando per l’ennesima volta i colleghi dell’ufficio si lamentano perché non c’era abbastanza posto per riporre i soprabiti, prende un filo di ferro, gli dà la forma delle spalle e nel mezzo lo finisce con un uncino.

Famosi sarti cominciano a usarla per esporre i loro prodotti e a rivenderla e nei primi anni del 1900 se ne brevettano non meno che 190 modelli, che inizialmente si ispirano a quelli ottocenteschi. Nel 1906 Meyer May, un commerciante di Grand Rapids, Michigan, divenne il primo rivenditore di tali articoli. Nel 1932 Schuyler C. Hulett brevettò una progettazione migliore che faceva prevenire le possibili pieghe. Nel 1935 Elmer D. Rogers ne aggiunse la barra inferiore per i pantaloni.

Oggi ce ne sono di tutti i tipi: per le cravatte, per le cinture, di legno – per minimizzare le pieghe –e di plastica. Per chi viaggia, ne esistono di pieghevoli, e prossimamente, le grucce ecologiche Nazena!

Infine, qualche suggerimento per la scelta della gruccia giusta…

  • Quando si appende la giacca, le estremità della gruccia devono arrivare al punto di intersezione tra spalla e manica, per evitare grinze e far arieggiare il capo (occhio, quindi, alle misure!)
  • Per i pantaloni, bene le grucce con le pinze, che daranno l’effetto di una stiratura quasi naturale, o in alternativa l’asta orizzontale, se lo spazio è ridotto
  • Le camicie non amano gli appendini in metallo, troppo poco resistenti; e ricordiamoci di allacciare i bottoni alternati, partendo dal collo. Manterrà la forma.
  • La gruccia in legno con tanti ganci viene ancora usata per le cravatte, piegate a metà.
  • E le cinture? Non vanno arrotolate nei cassetti, perché si usureranno, ma appese per la fibbia, con i loro ganci, come le cravatte. E occuperanno anche meno spazio in armadio, a casa o in albergo.

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