La certificazione di biodegradabilità e compostabilità

Feb 19, 2020 | GreenWeave

Biodegradabilità e compostabilità: questi due termini sono ormai entrati nella nostra vita di tutti i giorni. Sappiamo davvero cosa significano? Sono sinonimi o indicano concetti diversi?

Spesso confondiamo “biodegradabile” con “compostabile“, ma il significato non è lo stesso. Conoscere il vero significato di “biodegradabilità” e “compostabilità” è il primo passo che dobbiamo fare per accendere la nostra consapevolezza in materia di ambiente.

Se volessimo dare una definizione veloce di uno termine e l’altro termine, potremmo dire che la differenza tra un materiale biodegradabile ed uno compostabile sta nei tempi di degradazione: un materiale compostabile si disintegra in meno di 3 mesi mentre per un materiale biodegradabile il 90% del materiale di decompone entro 6 mesi.

Vediamo queste differenze nel dettaglio e andiamo a capire quale sia l’iter per la certificazione di biodegradabilità e compostabilità di un prodotto…

Ma prima… qualche definizione!

Biodegradabilità

La biodegradabilità è la capacità di un materiale organico di essere scomposto da microorganismi naturali in sostanze più semplici. Il concetto di biodegradabilità quindi non fa di per sé riferimento né al tempo, né alle condizioni di biodegradazione (in suolo, in acqua, in compostaggio), bensì potremmo dire che qualsiasi materiale è biodegradabile in tempi più o meno lunghi (da poche settimane a centinaia di anni), a seconda delle condizioni (temperatura, ossigeno, umidità): più tempo impiega un oggetto per biodegradarsi, più consistente sarà la sua impronta ambientale.

Compostabilità

Un determinato oggetto si definisce compostabile se, come la parola stessa suggerisce, diventa compost quando entra, per un certo periodo di tempo, in contatto con elementi ricchi di sostanze nutritive o fertilizzanti (come ad esempio il terriccio fertile) e si trasforma in compost. In questo caso quindi vi sono quindi delle tempistiche da rispettare, che sono suggerite dallo standard tecnico UNI EN 13432:2002. Lo standard difatti richiede che il compostaggio (trasformazione finale in biomassa, acqua e CO2) avvenga nell’arco di 6 mesi (mentre la disintegrazione del materiale deve avvenire in 3 mesi).

La compostabilità sfrutta quindi la biodegradabilità, e cioè un materiale compostabile è sempre biodegradabile, ma non è vero il contrario.

E la rinnovabilità?

Abbiamo sentito parlare di rinnovabilità relativamente alla nuova normativa, in vigore dal 1 gennaio 2018, sull’obbligo di usare sacchetti bio per l’acquisto di frutta e verdura: questi sacchetti infatti devono avere uno spessore inferiore ai 15 micron e essere composti di materia prima rinnovabile pari ad almeno il 40% del totale, secondo il certificato En 16640:2017. Essi devono inoltre essere biodegradabili e compostabili, secondo lo standard Uni En 13432, che analizzeremo successivamente in questo articolo.

Se volessimo dare una definizione a Rinnovabilità, essa riguarda l’origine di un prodotto e in particolare la caratteristica di quelle materie prime, prevalentemente di origine vegetale e animale, di rigenerarsi in tempi brevi (piante, alberi, loro derivati e scarti), in opposizione alle materie prime da fonte fossile (petrolio).

La normativa di riferimento

Come accennato in precedenza, la normativa che regola la biodegradabilità e compostabilità di un prodotto è la UNI EN 13432. Risalente al 2002, la UNI EN 13432 è una norma armonizzata del Comitato europeo di normazione relativa alle caratteristiche che un materiale deve possedere per potersi definire biodegradabile o compostabile. Essa ne sancisce requisiti, tempistiche e iter per l’ottenimento del marchio di compostabilità.

Quali sono i requisiti di compostabilità?

Affinché un materiale possa, a tutti gli effetti, essere definito compostabile, deve presentare queste cinque caratteristiche:

  1. Il materiale deve degradarsi del 90% minimo dopo sei mesi in un ambiente ricco di anidride carbonica;
  2. Almeno il 90% della massa del materiale deve ridursi in frammenti di dimensioni inferiori a due millimetri dopo massimo tre mesi che è stata in contatto con materiali organici;
  3. Il materiale non deve avere effetti negativi sul processo di compostaggio;
  4. Deve esserci una bassa concentrazione dei metalli pesanti aggiunti al materiale;
  5. I valori di pH, contenuto salino, concentrazione di solidi volatili, concentrazione di azoto, fosforo, magnesio e potassio devono essere entro i limiti stabiliti.

Quali analisi di laboratorio vanno fatte?

Vi sono una serie di step di analisi da dover fare per arrivare alla validazione della biodegradabilità, in primis, e della compostabilità  successivamente. Tutti questi test sono basati su valori passa-non passa che contraddistinguono gli oggetti compostabili, e nel nostro caso gli imballaggi, da quelli non compostabili.

1) Caratterizzazione chimica del materiale d’imballaggio:
Devono essere determinate potenziali sostanze pericolose (come ad esempio metalli pesanti e fluoro). Inoltre devono essere identificate e dichiarate tutte le componenti del materiale di cui è fatto l’imballaggio, determinando poi il contenuto di carbonio organico, residuo secco totale e solidi volatili presenti nello stesso.

2) Biodegradabilità:
Vanno successivamente condotte delle prove di laboratorio in ambiente aerobico ed in presenza di compost maturo al fine della determinazione di biodegradabilità. La prova di biodegradabilità aerobica in compost determina la mineralizzazione del materiale ad anidride carbonica e acqua per opera di microorganismi.

3) Disintegrazione:
Passati i primi due step, si può arrivare alla determinazione della disintegrazione di un imballaggio in un processo di trattamento biologico dei rifiuti. La prova di disintegrazione dell’imballaggio nella sua forma finale viene condotta in presenza di un rifiuto organico preparato in laboratorio in condizioni controllate di temperatura ed umidità.

4) Qualità del compost ottenuto dalla prova di disintegrazione:
Avviene quindi la determinazione di parametri chimico-fisici e la conseguente valutazione della ecotossicità del compost su piante superiori.

Per ogni step di analisi vi è una lista di requisiti che il materiale deve rispettare, e in particolare:

1) Caratteristiche chimiche

  • Minimo 50% di sostanze solide volatili (materiale organico).
  • Metalli e altre sostanze tossiche e pericolose (con i limiti previsti dalla tabella sottostante).
Elemento mg/kg sostanza secca
Paesi EU +EFTA USA Canada Giappone
Zn 150 1400 463 180
Cu 50 750 189 60
Ni 25 210 45 30
Cd 0.5 17 5 0.5
Pb 50 150 125 10
Hg 0.5 8.5 1 0.2
Cr 50 265 50
Mo 1 5
Se 0.75 50 4
As 5 20.5 19 5
F 100
Co 38

2) Biodegradabilità:

  • Deve essere determinata per ogni costituente significativo (>1%).
  • Il totale dei componenti NON biodegradabili o la cui biodegradabilità non è stata determinata non deve eccedere il 5% in totale.
  • Il test può essere di durata massima di 6 mesi.
  • La percentuale di biodegradazione deve essere almeno il 90%

3) Disintegrazione:

  • Al termine del processo di compostaggio della durata di tre mesi,l’imballaggio deve essersi disintegrato per almeno il 90% del suo peso iniziale, cioè non più del 10% della massa secca iniziale del campione deve essere recuperata dal compost finale tramite setaccio avente maglie pari a 2 mm.

4) Ecotossicità:

  • La percentuale di germinazione e di crescita di semi di piante standard, in presenza di compost ottenuto dopo disintegrazione del materiale analizzato, deve essere almeno del 90% rispetto a quanto ottenuto utilizzando un compost di riferimento.

I marchi di compostabilità

Passato tutto l’iter di analisi, il prodotto può ottenere la certificazione di biodegradabilità o compostabilità.

Vogliamo ricordare che la certificazione e la relativa richiesta di certificazione con uno specifico marchio è un atto volontario. Vi sono alcuni principali organismi di certificazione in Europa, come ad esempio DIN CERTCO (Germania) e TUV Austria-Belgio. Questi organismi si basano sugli standard europei ed internazionali per la compostabilità, oltre al compostaggio industriale è possibile certificare anche materiali adatti al compostaggio domestico oltre a materiali biodegradabili in suolo e in acqua per la certificazione dei prodotti.

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